" La cultura del socialismo italiano rappresenta un filo rosso che consente di

interpretare senza  discontinuità la storia dell’Italia democratica e repubblicana"

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Comunicazione

 

Dalle origini all'avvento del  Fascismo

  

   

Molti segni, immagini, allegorie, letti nel contesto storico e sociale che li ha prodotti, sono la prova della ricerca del Psi di comunicare utilizzando nuovi mezzi e linguaggi, ma anche reinterpretando quelli della cultura dominante in chiave socialista. Forse non sempre, in più di novanta anni di vita del partito, la capacità di tracciare la linea di demarcazione tra ciò che era da acquisire nel proprio patrimonio storico di immagini e ciò che ne doveva rimanere fuori, è stata precisa e puntuale: la propria immagine, la propria propaganda, sono ovviamente il risultato più o meno consapevole delle scelte politiche che il gruppo dirigente compie:   quando queste scelte sono deboli o non interpretano in pieno la realtà sociale, la comunicazione politica del partito ovviamente ne risente. In alcuni periodi ciò è indubbiamente avvenuto e la propaganda del Psi non sempre è stata tra le più efficaci e adeguate ai tempi.

Il Psi è il primo partito italiano a darsi una organizzazione moderna sull’esempio delle forze democratiche risorgimentali, una struttura quindi, diversa sia da quella chiusa e settaria di molti movimenti politici della seconda metà dell’ottocento, sia da quella clientelare propria di una certa tradizione parlamentaristica. Una nuova organizzazione, quella socialista, democratica nella struttura e nel funzionamento, estesa su tutto il territorio nazionale, con un gruppo dirigente eletto periodicamente, con un collaudato sistema di organismi collaterali e con una forza crescente nelle rappresentanze locali e nazionali, dalle strutture municipali al Parlamento. Soprattutto nel primo decennio del novecento, il Partito non è considerato come guida, avanguardia di

classe, ma strumento di coordinamento di quella che era ritenuta la vera azione socialista, e cioè l’attività quotidiana nelle cooperative, nelle leghe, nei sindacati, nelle amministrazioni comunali. Un socialismo dal basso, ricco di idee, pieno di iniziative. Un socialismo vissuto da molti come missione: “Noi siamo pochi, occorre diventar numerosi.” La propaganda dunque, precisa, intelligente, organica, aderente, generosa, audace e prudente insieme, indefessa, faticosa, febbrile d’ogni giorno, d’ogni ora, d’ogni minuto.

La propaganda era quindi capillare e ancora in gran parte orale: i giri di propaganda degli oratori socialisti, le manifestazioni pubbliche, in molte zone (soprattutto nelle campagne) erano l’unico modo per fare arrivare il messaggio socialista a chi era ancora analfabeta. E poiché la legge elettorale del tempo prevedeva, per poter esercitare il diritto al voto, che gli elettori sapessero leggere e scrivere, i socialisti organizzarono scuole popolari per dare ai lavoratori l’opportunità di accedere al voto e di emanciparsi. Circoli, conferenze, feste proletarie: una capillare propaganda orale. Opuscoli, volantini, manifesti, cartoline, giornali: una propaganda scritta che diventava sempre più diffusa man mano che, con gli anni, diminuivano gli analfabeti. La forza di un partito dunque non sta nella violenza delle frasi, ma nella pertinacia con cui diffonde i suoi principi e si prepara l’avvenire. Una propaganda centrata quindi su fatti concreti, poco incline al verbalismo rivoluzionario e alle frasi ad effetto e più attenta alla costruzione di una struttura stabile, efficiente, moderna. Ma nel movimento socialista era diffusissimo anche un altro modo di fare propaganda: quello definito “agitatorio”, che utilizzava principalmente conferenze a tappeto, senza preoccuparsi troppo del prima o del dopo, senza prestare molta attenzione alla organizzazione locale del partito, ma fidando nel nuovo messaggio, nel seme che comunque avrebbe dato i suoi frutti.

Il linguaggio del socialismo, soprattutto nelle campagne, usa in abbondanza terminologie riprese dal cristianesimo e dalla chiesa: “Missione”, “Apostolato”, Conversione”, “Avvento” del socialismo, “Fede” sono parole usatissime dai socialisti mentre anche per le immagini si fa ricorso a molte allegorie collaudate dal cattolicesimo. La figura del “Cristo rosso” socialista, anticlericale, proletario e portatore di giustizia e di verità è una delle più usate, a dimostrazione che , per molti, il socialismo era una nuova religione, un cristianesimo dei poveri rivisitato e corretto.

Cresce l’importanza dei mezzi a stampa: opuscoli, giornali, volantini, manifesti, cartoline, conoscono una diffusione impensabile solo pochi anni prima. L’uso del manifesto nella pubblicità, con lo svilupparsi dell’industria e la conseguente crescita di bisogni, di nuove mode, di nuovi prodotti, è massiccio: i migliori artisti vengono ingaggiati per realizzare manifesti sempre più efficaci, basati sull’uso di immagini e allegorie coloratissime, di slogan efficaci. Il movimento socialista non sarà però mai all’avanguardia nell’uso di questo mezzo di comunicazione. Anzitutto per ovvi motivi economici e organizzativi. I manifesti vengono realizzati, soprattutto a livello locale e risentono sia delle influenze culturali, specifiche di chi li ha prodotti, sia della scarsa tecnica a disposizione.

Se il manifesto non è stato ben sfruttato, un altro mezzo di comunicazione è stato invece ben utilizzato: la cartolina postale, che diventa con socialisti un usatissimo e diffuso mezzo di propaganda. Già le società operaie e di Mutuo Soccorso producevano cartoline commemorative per i loro anniversari di fondazione e le loro principali manifestazioni. Se manifesti, tessere, cartoline erano mezzi di propaganda efficaci, centrati soprattutto sulle immagini, la diffusione delle idee socialiste avviene però soprattutto attraverso la pubblicazione di centinaia di opuscoli, stampati in migliaia e migliaia di copie e diffusi capillarmente, tendenti a svegliare le coscienze, a dare loro una formazione socialista di base, a sottolineare la necessità di una organizzazione, di una lotta, di una partecipazione politica. ricco di immagini, chiaro, con frequenti ricorsi alla retorica.

Si fa grande uso di dialoghi, di parabole, di favole; si tende a riprendere i proverbi e i motti popolari, a ricorrere a similitudini che ricordano la vita dei campi, gli animali, i prodotti della terra, i fenomeni naturali, proprio per cercare di usare un linguaggio il più possibile simile a quello usato dai destinatari di queste pubblicazioni.

E mentre le immagini femminili sono sempre più vestite, quelle maschili vengono rappresentate seminude, chiaramente un compromesso tra realismo, allegoria e linguaggio simbolico.

La figura dell’operaio assume con gli anni una funzione centrale e viene connotata da una serie di tratti che ne distinguono la chiarezza di intenti, la forza vitale, la positività. In molte allegorie, inoltre, la figura maschile è posta in una posizione di raccordo, quasi di profilo, posizione identica a quella che ha la figura del santo nelle pale degli altari: così l’operaio o il contadino sono su un ideale piedistallo, alla base del quale sono collocati gli oggetti del lavoro, mentre sullo sfondo, il sole o un altro simbolo del socialismo stanno a rappresentare il premio, il futuro.

In generale, nelle allegorie del socialismo, compaiono una molteplicità di simboli, che dimostrano una complessità e un variegato apporto culturale dovuto alla realizzazione non unificata a livello centrale di gran parte delle immagini, che hanno però una loro ben distinta tipologia ricorrente. Il carattere contadino della società italiana alla fine del secolo scorso è un valido aiuto per comprendere i motivi della frequenza nelle allegorie del movimento operaio italiano di immagini riconducibili alla natura, alle piante, agli animali.

Un altro animale che compare spesso nelle allegorie del Psi è il serpente, rappresentazione cattolica del Male, dai socialisti identificato nel capitalismo. La lotta dell’uomo contro il serpente si pone così, come nei miti, come lotta per una nuova vita superiore.

Se il serpente conserva una valenza negativa, altri animali, nella iconografia-socialista, cambiano completamente il loro significato ideale. È il caso dell’Asino, rappresentato in precedenza come un animale privo di intelligenza, incostante, passivo. Il movimento socialista identifica in queste immagini proprio la sua passività, ne fa motivo di satira e di rivolta sociale.

A simboleggiare la primavera, e quindi la rinascita, la speranza in un domani migliore, l’iconografia socialista usa abbondantemente la flora e i prodotti dei campi. Rose, papaveri, fiordalisi, spighe, tralci di vite e soprattutto garofani, da soli o come cornice, riempirono le immagini di propaganda del Partito, mentre la rappresentazione di rami di alloro è strettamente connessa con il mito di Apollo dio della luce solare, simbolo quindi di purificazione e di libertà.

Nelle allegorie socialiste, l’albero, soprattutto la quercia, rappresenta spesso il partito, la sua continuità storica, la sua organizzazione. In moltissimi miti e leggende, compare un albero cosmico che simboleggia l’universo, un albero della vita o un albero miracoloso che conferisce immortalità a chi mangia i suoi frutti: così in alcune immagini socialiste è presente un albero a rappresentare continuità, conoscenza, progresso umano. I rovi e le spine, come la foresta (i riferimenti alla selva oscura di Dante sono immediati), sono invece spesso allegorie utilizzate dai socialisti per significare impedimento, difficoltà, smarrimento: accanto alle solite figure idealizzate di donne o di uomini a torso nudo, ecco quindi comparire ai loro piedi questi rovi che impediscono l’avanzata, ma che, a leggere il contesto dell’immagine, sono solo degli impedimenti temporanei.

Quando invece gli artisti che realizzano immagini socialiste vogliono rappresentare difficoltà più gravi, ricorrono alla simbologia delle catene spezzate, di origine antichissima, legata spesso alla immagine/simbolo di Spartaco e della rivolta degli schiavi.

I simboli più usati dal movimento socialista nel periodo della seconda Internazionale sono quelli riconducibili al filone sole - luce - calore che, con una serie di passaggi allegorici successivi, diventano la rappresentazione dell’idea del progresso, facilmente comprensibile anche nelle zone più arretrate della penisola. Il sole, il fuoco, la luce, visti anzitutto come sorgenti di vita e di rinnovamento, come simboli della società da costruire: e il socialismo, per usare le parole di Giuseppe Garibaldi, visto come sole dell’avvenire. Ecco quindi una delle più diffuse immagini: il sole come avvenire, l’avvenire come socialismo con evidenti significati di giustizia sociale di trasformazione e di rinnovamento. Anche in questo caso il movimento socialista non ha fatto che prendere e rileggere in chiave nuova segni e allegorie già diffuse: questo legare per esempio la luce a conoscenza e alla emancipazione, è facilmente riconducibile alla iconografia sacra, con un chiaro nesso rivoluzione uguale redenzione. Il fuoco, tra i segni di luce/calore, ha invece in special modo un significato di purificazione, mentre la fiaccola è una allegoria della conoscenza, della maturità, del sapere, della libertà e della verità. Con quest’ultimo significato di lotta vittoriosa per la libertà e il sapere, la fiaccola campeggia nella iconografia socialista, ripresa in molte immagini a significare proprio la lotta per il sapere, per l’educazione e l’istruzione.

La falce è il campo, il martello l’officina. Incrociate in un trionfo di luce vogliono dire soltanto quale fattore dominante di potenza rappresentino, per l’avvenire nostro, i lavoratori dei campi e quelli dei cantieri. Una corona di vittoria recinge la breve allegoria... Falce che monda e che miete, martello che rompe e che riforgia. Simboli insieme di distruzione e di ricostruzione, perfettamente

rivoluzionari, per quanti possano essere i modi di intenderli….”

Quello che preme sottolineare è, ancora una volta, come a livello grafico si intervenga sui contenuti e non sulla forma. Infatti se la figura del contadino che pensoso osserva la fabbrica lontana o il sole dell’avvenire fa parte del patrimonio socialista fin dalle origini, gli interventi sostanziali sono indirizzati verso l’introduzione del serpente, chiara allusione al fascismo, piuttosto che ad una sostanziale rielaborazione del racconto. Anzi, nel caso specifico, è possibile notare come il modello narrativo sia ancora quello della fiaba e in particolare della tradizione cattolica del San Giorgio che uccide il drago; il linguaggio utilizzato per la costruzione dell’immagine più che riferimenti alla tradizione realista dei primi anni del secolo fa perno sullo stesso linguaggio con il quale il, fascismo, proprio nelle cartoline, aveva cercato di costruire il consenso

    

   

Tratto da Almanacco Socialista:

Le immagini del socialismo

Comunicazione politica e propaganda del PSI

dalle origini agli anni ottanta

Introduzione di Angelo Molaioli

   

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